Se ne parla ormai da un po’ di tempo e non è quindi un oggetto misterioso. Ci riferiamo al social bookmarking, un sistema che consente di socializzare i propri segnalibri, sistemandoli per parole chiave e rendendoli fruibili da tutti, tramite il web.
Il sistema più conosciuto è del.icio.us, in lingua inglese e con una ricchissima libreria mondiale di segnalibri e categorie.
Tuttavia esiste anche un suo equivalente in lingua italiana, con funzionalità essenziali ed efficaci, dotato anche di una elegante grafica minimale. Si tratta di Sègnalo, un servizio di Alice, creato da Merzia srl. Basta iscriversi per effettuare il primo login e caricare sul browser un comodo pulsante, che consentono di salvare i segnalibri che ci interessano. Non appena, navigando su Internet, incontriamo un sito da segnalare, è sufficiente cliccare sul pulsante “Posta su Sègnalo” e si aprirà un modulo nel quale sarà possibile inserire una descrizione del link ed associare alcuni tag, parole chiave che identificano il contenuto.
Ottimo il sistema che consente di ordinare i tag: basta far seguire l’URL della nostra lista di Sègnalo da uno “/” e quindi dal tag.
Un esempio immediato potete farvelo navigando nella mia lista: http://segnalo.alice.it/isitidelprof . Qui sto riunendo tutti i siti che ritengo utili per le mie attività didattiche. Agli studenti segnalo l’URL seguito dal tag che identifica l’argomento; per una ricerca sulla Cina, gli studenti digiteranno questo indirizzo: http://segnalo.alice.it/isitidelprof/cina ; mentre invece per una ricerca sul Goldoni, andranno al seguente indirizzo: http://segnalo.alice.it/isitidelprof/goldoni .
E’ un sistema semplice, funzionale e veloce, per raccogliere risorse didattiche on-line. Lo consiglio a tutti i docenti.
Da pochi mesi in 550 scuole del sud vengono (o dovrebbero essere) utilizzate in classe le lavagne elettroniche, già sperimentate con successo un USA, Canada,Regno Unito e Lombardia.
Lo sforzo organizzativo ed economico è stato notevole: sono stati acquistati circa 6000 portatili Acer (non dei migliori, purtroppo), circa 1650 video proiettori (con una risoluzione di soli 800×600) ed altrettante lavagne elettroniche Smart (buone!).
6000 i docenti interessati alla sperimentazione, per metà insegnano italiano e per l’altra metà matematica, nella prima classe delle superiori.
Tutti i docenti sono stati sottoposti a corsi di formazione, sia per testare la piattaforma di elearning (farraginosa ed inutilmente complicata), sia per approfondire tematiche didattiche inerenti all’uso della lavagna elettronica in classe.
I corsi di formazione, per la parte didattica, sono gestiti dall’Indire, attraverso la piattaforma PuntoEdu e ricorrendo all’aiuto di decine di etutors.
Fin qui i dati dell’operazione. Le attrezzature sono state consegnate alle scuole, che avranno tempo fino a dicembre 2007 per utilizzarle acquistando unità didattiche online, grazie ad un finanziamento di 8000 euro per scuola.
E questa è sicuramente la parte dolente di tutto il progetto. L’intenzione del ministero era quella di stimolare il mercato editoriale, in maniera da avviare una produzione di contenuti digitali di qualità. I risultati sono a dir poco ridicoli. Gli editori si sono infatti limitati, quando è andata bene, a trasporre in digitale vecchi contenuti cartacei. Questo hanno fatto le sigle editoriali più blasonate. Va steso invece un velo pietoso sulla produzione di altre sigle più giovani, che hanno avuto solo il merito di fiutare l’affare e che probabilmente porteranno a casa un bel bottino.
Di questa parte dell’operazione le scuole faranno sicuramente le spese, sperperando il denaro che forse si sarebbe potuto investire meglio, fissando precisi standar qualitativi, non solo tecnici e formali, ma anche contenutistici.
Tuttavia bisogna aspettare la fine del progetto per esprimersi con cognizione di causa. Tornero quindi sull’argomento.
Arrivati all’autunno, si riapre la campagna “chi la spara più grossa sulla scuola”. Complice la pubblicazione della bozza di finanziaria, politici, addetti ai lavori, giornalisti e compagnia bella si lanciano subito nello sport nazionale di spararla grossa. A questa campagna, ovviamente, non può sottrarsi il sindacato. Leggiamo su Repubblica.it che Epifani propone di dare una “missione” alla finanziaria, utilizzando il TFR “nella formazione, nella scuola, nell’università, nella ricerca. Per dare un’idea del futuro del Paese che si vuole costruire”.
La cosa che mi colpisce è come ormai sia diventata un luogo comune l’equazione “formazione+scuola+università+ricerca”. Mi si dirà che le cose sono interconnesse, soprattutto se si guarda alle prospettive di crescita culturale e quindi economica (?) del paese. Io ho i miei dubbi. Soprattutto perché ciascuno dei termini dell’equazione ha una sua specificità, un problematicità storica, uno sviluppo geografico proprio. Mi risulta poco chiaro come si possano sommare 4 negatività per ottenere una positività per il paese.
Quando si dice formazione, io che abito al Sud penso subito a: corsi fantasma, corsi inutili, corsi nati per foraggiare questo o quel sindacato, corsi con personale docente scadente, ecc.
Quando si dice università, io che abito al Sud penso subito a: baroni, clientele politiche, amici e parenti in cattedra, facoltà inconcludenti, spreco di denaro pubblico, ecc.
E quando si dice ricerca, come meriodionale e come italiano, penso subito a dove si dovrebbe farla: nelle industrie che campano a spese dello Stato? nelle università con in cattedra parenti ed amici degli amici, normalmente poco preparati? in centri d’eccellenza (ma dove sono e quanti sono?)?
Ma i più densi dubbi sorgono quando di sente parlare di scuola: hanno finalmente intenzione di ricostruire quel 50% di istituti che andrebbe chiuso? hanno finalmente voglia di attrezzare dignitosamente le nostre aule, comprando banchi e sedie a norma? hanno finalmente intenzione di fornirci il minimo necessario per svolgere dignitosamente il nostro compito, soprattutto nella scuola dell’obbligo?
Obiettivamente non se ne può più di sentirle sparare grosse. Invece di pensare a “missioni”, si pensi a dare indicazioni molto, molto, molto concrete. E se proprio si ha voglia di girare pagina, si spieghi agli italiani che nel settore “formazione+scuola+università+ricerca” ci si deve preparare ad una stagione di lacrime e sangue. Ma ovviamente questo non lo dirà nessuno e, soprattutto, non lo farò mai nessuno.
Mentre la nostra classe politica continua a baloccarsi, con i soliti giochi di palazzo, sull’elezione del Presidente della Repubblica, a scuola attendiamo senza alcuna reale speranza il prossimo titolare del Ministero della ex-Pubblica Istruzione. C’è poco da essere allegri e fiduciosi: i due schieramenti hanno fatto una campagna elettorale al ribasso, senza alcuna vera idea rinnovatrice per l’istruzione. Basti pensare che il centro-sinistra ha proposto nel proprio programma, come fatto qualificante, l’assunzione in toto dei precari: in pratica la proposta Moratti, già avversata da tutti i sindacati che, giustamente, leggevano in essa il reale portato demagogico di chi getta solo fumo negli occhi, invece di fare politica seriamente.
Per cambiare la scuola italiana non servono le finte mega-riforme strutturali su cui ci siamo impantanati negli ultimi 10 anni; queste infatti non riescono ad andare al di là di un rinnovamento di facciata, impilando gli stessi anni scolastici e gli stessi curricoli in nuove formule, più o meno innovative, di sapore quasi calcistico: 3+3+3+3, 5+3+2+3, ecc. Ci vuole ben altro e, sopratutto, ci vuole ben altra consapevolezza. Lo avevano già fatto presente al ministro De Mauro, ma il linguista prestato alla politica preferì ignorare i suoi consulenti. Nessuno lo ha fatto presente alla Moratti, ma questa sarebbe andata lo stesso dritta alla disfatta, come ha fatto.
Il vero problema è che l’intera formula dell’istruzione pubblica è in crisi; con questo non si vuole dire che la scuola non debba essere pubblica, ma che per centrare gli obiettivi illuministi ed egualitari di cui è portatrice, è assolutamente necessario mandare in soffitta l’attuale schema scolastico, che in realtà risale al modello dei gesuiti: studenti raccolti in classi per età, uguali programmi, stessi libri di testo, “liturgia” prevalente della parola (quella del professore!), ecc.
I tempi sono cambiati profondamente ed oggi alfabetizzare vuole dire non più insegnare a leggere-scrivere-fa di conto, come fu per il nostro paese dopo l’unificazione e fino agli anni sessanta; oggi alfabetizzare vuol dire rendere capaci le nuove generazioni di orientarsi nel mondo moderno, acquisendo prevalentemente la capacità di imparare, di guidare il proprio processo di apprendimento per tutta la durata della vita. Per centrare quest’obiettivo si dovrà, ovviamente, continuare ad insegnare a leggere-scrivere-far di conto, ma con modi, contenuti, “liturgie” e finalità completamente diversi.
La “riforma” della scuola non serve più: serve la “rivoluzione” della scuola. E questa dovrà passare non più per il “cosa” si insegna-apprende, ma soprattutto per il “dove” ed il “come” si insegna-apprende. Vanno insomma cambiati radicalmente gli spazi e le metodologie del fare scuola. Una rivoluzione, appunto.
Ma chi avrà il coraggio di farlo, tra i nostri politici? E quanti dirigenti scolastici e docenti sono pronti a farlo? E quante famiglie capiscono che il bene dei loro figli può passare solo attraverso una rivisitazione completa del modello scolastico che hanno in mente?
Diciamocelo chiaramente: c’è poco da sperare.
Che fare, dunque? Mollare? Forse sarà il caso di ripartire dai movimenti di idee ed opinione, nella società civile. Dove sono finiti i movimenti pedagogici, impegnati politicamente e civilmente, degli anni settanta? Forse è giunto il momento di riprendere quella strada, sperando che in qualche parte d’Italia, per il concorso fortuito di felici contingenze politiche e sociali, i politici e le famiglie comincini a dare retta a movimenti di docenti che vogliono cambiare radicalmente la scuola italiana, rimettendo in discussione tutto il sistema scolastico, compreso il loro stesso ruolo.
Ci vuole coraggio, ma è assolutamente necessario.
Ecco a voi una trasmissione curata da edublog.it e pubbicata su RadioTuttiFermi. L'argomento del podcast? L'arrivo (quasi) imminente di alcuni oggetti tecnologici che potrebbero avere un impatto rivoluzionario anche sulla didattica.
Da tempo seguo con interesse la Rassegna Stampa curata dal MIUR giornalmente: l’ho pure segnalata nelle classi a molti studenti. I suoi meriti sono evidenti: analizza un ampio ventaglio di testate giornalistiche e riproduce integralmente centinaia di articoli, su temi attinenti alla scuola, all’università, al mondo dei giovani, ecc. Una rassegna insomma settoriale, molto utile per un docente che voglia tenersi aggiornato, senza dover spendere un patrimonio.
Tuttavia, proprio considerando la serietà di tutta l’operazione, non si può non rimanere stupiti dall’utilizzo che viene fatto da almeno un mese a questa parte (sto monitorando i mesi precedenti): nella rubrica “Si parla del Ministro”, si parla ormai soltanto della Moratti in qualità di candidata alla guida di Milano! Dal 3 marzo al 4 aprile si contano 186 articoli selezionati e pubblicati integralmente, di cui la stragrande maggioranza dedicati alle attività elettorali della Moratti.
Ora, se non sbaglio, il Ministro non si è dimesso, per cui la rubrica suddetta può occuparsi ancora delle gesta della Letizia ministeriale; ma invece da almeno un mese a questa parte si legge solo di accordi con i tassisti di Milano, di interventi su varie tematiche milanesi e molto poco di istruzione nazionale.
A questo punto, delle due l’una: o la Moratti non fa più nulla come Ministro e quindi la rassegna stampa del MIUR non riesce a beccare più articoli pertinenti; oppure il MIUR è sceso in campagna elettorale, a fianco del Ministro.
Ma la Rassegna Stampa chi la paga? E poi: siamo proprio sicuri che ai docenti ed in genere ai lettori dell’ottima rassegna stampa del MIUR interessino le venture milanesi di Letizia?
Comunque, poiché non tutto il male vien per nuocere, devo ammettere che proprio da questa rubrica della rassegna ho ricavato un utile insegnamento. Quale? Ebbene, D’Alema voleva la Moratti come ministro del proprio governo! Insomma era un fan di Letizia, ma poi è rimasto deluso dal suo tradimento, nel preferirgli Berlusconi. Assicura D’Alema, però, che la stima per le capacità della Moratti resta intatta! [vd.: Corriere della Sera e Il Giornale del 12/3/06]
Ecco, io non sapevo nulla della vicenda ed ora, invece, grazie al MIUR che fa campagna per Letizia, ora so anch’io. Se abitassi a Milano, sarebbe un’ottima indicazione di voto: un ottimo motivo in più per non fare la croce sul nome del nostro ministro all’istruzione fu-pubblica.
Spetta al liceo scientifico “E.Fermi” di Ragusa il primato della prima web radio scolastica in Italia. Nell’implementazione di questa radio ci ha messo lo zampino proprio edublog.it, dal momento che chi vi scrive è anche docente presso quel liceo. RadioTuttiFermi, questo il nome della educational internet radio, si basa su un sito realizzato con l’ottimo Drupal, che consente una gestione completa ed al tempo stesso semplice della redazione, attraverso un valido sistema di gestione dei permessi. Ogni redattore può così postare il proprio articolo corredato di podcast all’interno del proprio blog, dando evidenza alla pubblicazione anche nella home page della Radio.
Poiché la redazione della Radio ha voluto creare un sistema a costo zero, è stato utilizzato un hosting gratuito: ovviamente quello di Altervista. Stessa logica economica anche nella produzione e pubblicazione dei podcast. Per la registrazione dei contributi audio sono stati utilizzanti, in questa prima fase di avvio, microfoni economici e lettori mp3 con funzioni di registrazione; sul lato software si è data assoluta prevalenza ad Audacity, un software libero che offre molte possibilità operative.
Per la pubblicazione dei podcast è stata scelta questa strada: hosting gratuito su Garageband.com, con possibilità di utilizzare l’ampio archivio di musica libera e sfruttare al tempo stesso il servizio di elaborazione di rss feeds; questi ultimi sono stati poi registrati su Feedburner.com, servizio gratuito che consente un ottimo monitoraggio dei podcast attraverso numerose opzioni avanzate, tra cui delle semplici e funzionali statistiche. I feeds creati con Feedburner sono stati poi implementati sul sito web di RadioTuttiFermi, dando così la possibilità agli utenti di registrarsi a tutte le trasmissioni o alle trasmissioni di singole rubriche, attraverso il proprio aggregatore di feeds.
Tra i lettori software consigliati da RadioTuttiFermi si evidenziano soprattutto iTunes, che consente un facile scarico di podcast sull’Ipod, ed il nuovissimo Ziepod.
RadioTuttiFermi è la creazione di un gruppo ristretto di docenti e studenti del Liceo Scientifico “E. Fermi” di Ragusa, che hanno pensato di utilizzare le loro conoscenze tecnologiche in ambito didattico. Ciascuno ha così potuto scegliere un ambito d’interesse ed intestarsi la responsabilità di seguire una Rubrica. Il Palinsesto della Radio conta già molte rubriche, tra cui: Ricreazione, che raccoglie interviste e sondaggi realizzati tra gli studenti durante la ricreazione; Notiziario, che offre news ed approfondimento sulla vita scolastica del liceo, ma guardando anche ad un più ampio panorama internazionale; Musica, con notizie, approfondimenti ed interviste a band locali; Rassegna Stampa, che prospetta una lettura commentata dei giornali della settimana; Innovazione&Tecnologia, a cura di edublog.it, che consentirà di riflettere su quanto di nuovo ed interessante offre la rete per la scuola ed i giovani. [Per la lettura integrale del ricco Palinsesto si rinvia al sito web].
Tutte le trasmissioni possono essere ascoltate raccolte per puntate direttamente sulla home page, grazie ad un player di Garagaband; ma ogni singolo podcast può essere letto con lo stesso sistema, direttamente sul sito. Le trasmissioni raccolte per rubriche, invece, devono essere scaricate sul proprio aggregatore di feeds; è possibile inoltre abbonarsi ad un servizio di aggiornamento via email, che segnala le ultime novità appena pubblicate.
In conclusione: si tratta di un esperimento molto interessante, che partirà ufficialmente il 20 febbraio 2006, e che insolitamente vede come apripista una scuola del profondo sud. Un auspicio molto positivo, per un futuro riscatto delle nuove generazioni meridionali attraverso la scuola ed Internet.
Tra i nuovi lettori per podcast, segnaliamo quest’ottimo software che, sebbene ancora in beta test, promette di diventare uno dei più semplici, funzionali ed eleganti strumenti di lavoro del settore.
viene offerto in due versioni: la prima prende il nome di Ziepod+; la seconda viene semplicemente chiamata Ziepod. Il primo lettore, che viene venduto alla modica cifra di 17,75 euro, viene definito “media aggregator e player”, ed in effetti ha la capacità di aggregare e leggere contributi sia audio che video. Il secondo lettore è invece offerto gratuitamente e consente “solo” di aggregare e scaricare podcast audio.
Quello che colpisce subito di questo lettore è l’elegante grafica e la funzionalità delle differenti modalità di visualizzazione: il player può infatti essere aperto a piena pagina, rivelando un’ordinata divisione in più riquadri; oppure può essere ridotto ad una semplice e colorata barra da sistemare in un angolo del monitor.
Ziepod consente di ricercare podcast, abbonarsi, scaricare i contributi mp3 oppure ascoltarli direttamente. La versione plus consente di fare le stesse operazioni anche con i video.
In conclusione: forse qualche volta si pianta ancora inaspettatamente, proprio perché il software è alla versione 0,99; forse è talvolta un po’ lento, soprattutto nello scaricare più podcast; tuttavia Ziepod è sicuramente un lettore che conviene installare ed utilizzare giornalmente.
Annunciamo infine che su Ziepod pubblicheremo quanto prima un video-tutorial che illustra sia la fase di setup che le funzioni base del lettore, nelle sue varie modalità di visualizzazione.
Garageband.com è un sito davvero straordinario. Offre hosting a chi vuole realizzare podcast, playlist, spazi per pubblicizzare la propria musica. E’ un servizio gratuito nelle sue principali utilità e funziona a meraviglia per chi ha necessità di pubblicare podcast, non disponendo né di molto spazio web né di adeguati strumenti, o conoscenze, per creare gli adeguati feeds.
Garageband, infatti, offre la possibilità, tramite l’utilità Podcast Studio, di caricare i contributi audio, pubblicarli come podcast ed ottenere un feed bell’e pronto da utilizzare per il proprio sito, magari con inglobato l’ottimo player in flash.
A tutto questo aggiungete la possibilità di attingere all’immenso archivio musicali di gruppi o solisti emergenti, che utilizzano proprio Garageband per far conoscere il proprio lavoro e magari venderlo. Ogni band offre almeno un pezzo libero da copyright (ma sono molti gli autori rendono completamente libera tutta la propria musica), cosicché un autore di podcast può mixare questi pezzi, previa, ovviamente, dichiarazione esplicita dei credits.
Davvero un gran bel sito, da suggerire a tutti gli autori di podcast; così come, del resto, vanno suggeriti i servizi di Gcast.com, che è l’azienda fornitrice dei servizi di Garageband.
Il Ministero dell’istruzione ha ufficialmente avviato la seconda fase del Progetto ForTic, con una circolare che annuncia le novità organizzative e formative.
La prima novità è la scomparsa del cosiddetto Percorso A, volto all’acquisizione delle competenze di base nell’utilizzo di un computer. Bisogna dire che l’operazione è assolutamente condivisibile, considerando che probabilmente con la prima fase si era ormai coperto il totale dei docenti ancora sprovvisti di tale formazione. Tuttavia il MIUR ha spedito a tutte le scuole un pacchetto formativo in autoistruzione, che consentirà ai singoli ed alle istituzioni di avviare processi formativi autonomi.
La seconda novità consiste nella valorizzazione del Percorso B, che acquisisce ora maggiore funzionalità ed efficacia. In questo percorso è previsto un paniere di 14 unità didattiche su varie tematiche: dall’utilizzo didattico di applicativi di base (word processor, foglio elettronico, strumenti di presentazione), all’individuazione e sperimentazione di modalità pedagogiche operative capaci di utilizzare Internet a scuola.
La terza novità è gestionale: la piattaforma di elearning di Indire sarà a disposizione delle scuole che avvieranno i corsi di formazione, consentendo così piena autonomia operativa.
L’unico punto controverso è costituito dai fondi. Infatti all’avvio dell’intera operazione ForTic, il MIUR promise di farsi carico di un piano di investimenti pluriennale; ma come avvenuto con tante altre promesse da Pinocchio fatte da questo governo al mondo della scuola, i soldi ora non ci sono più: quindi ogni USR ed ogni scuola dovranno fare da sé. Ci saranno allora USR che metteranno a disposizione fondi più o meno adeguati, derivanti da economie di bilancio e quindi in modalità una tantum; mentre ci saranno moltissime scuole che avranno difficoltà ad individuare nei loro magri bilanci i fondi necessari per avviare un corso, funzionale alle esigenze formative del proprio personale.
Lamentarsi è comunque ormai inutile: questo governo è alla fine ed il prossimo avrà bisogno di parecchi mesi prima di diventare operativo. Sarà bene quindi organizzarsi in reti scolastiche ed individuare con esattezza le reali esigenze, avviando corsi realmente utili per il personale veramente motivato a migliorare la propria didattica, aggiornandola con quanto di meglio offrono le nuove tecnologie.