Quale futuro per la scuola
Ottobre 10th, 2006 by AdministratorArrivati all’autunno, si riapre la campagna “chi la spara più grossa sulla scuola”. Complice la pubblicazione della bozza di finanziaria, politici, addetti ai lavori, giornalisti e compagnia bella si lanciano subito nello sport nazionale di spararla grossa. A questa campagna, ovviamente, non può sottrarsi il sindacato. Leggiamo su Repubblica.it che Epifani propone di dare una “missione” alla finanziaria, utilizzando il TFR “nella formazione, nella scuola, nell’università, nella ricerca. Per dare un’idea del futuro del Paese che si vuole costruire”.
La cosa che mi colpisce è come ormai sia diventata un luogo comune l’equazione “formazione+scuola+università+ricerca”. Mi si dirà che le cose sono interconnesse, soprattutto se si guarda alle prospettive di crescita culturale e quindi economica (?) del paese. Io ho i miei dubbi. Soprattutto perché ciascuno dei termini dell’equazione ha una sua specificità, un problematicità storica, uno sviluppo geografico proprio. Mi risulta poco chiaro come si possano sommare 4 negatività per ottenere una positività per il paese.
Quando si dice formazione, io che abito al Sud penso subito a: corsi fantasma, corsi inutili, corsi nati per foraggiare questo o quel sindacato, corsi con personale docente scadente, ecc.
Quando si dice università, io che abito al Sud penso subito a: baroni, clientele politiche, amici e parenti in cattedra, facoltà inconcludenti, spreco di denaro pubblico, ecc.
E quando si dice ricerca, come meriodionale e come italiano, penso subito a dove si dovrebbe farla: nelle industrie che campano a spese dello Stato? nelle università con in cattedra parenti ed amici degli amici, normalmente poco preparati? in centri d’eccellenza (ma dove sono e quanti sono?)?
Ma i più densi dubbi sorgono quando di sente parlare di scuola: hanno finalmente intenzione di ricostruire quel 50% di istituti che andrebbe chiuso? hanno finalmente voglia di attrezzare dignitosamente le nostre aule, comprando banchi e sedie a norma? hanno finalmente intenzione di fornirci il minimo necessario per svolgere dignitosamente il nostro compito, soprattutto nella scuola dell’obbligo?
Obiettivamente non se ne può più di sentirle sparare grosse. Invece di pensare a “missioni”, si pensi a dare indicazioni molto, molto, molto concrete. E se proprio si ha voglia di girare pagina, si spieghi agli italiani che nel settore “formazione+scuola+università+ricerca” ci si deve preparare ad una stagione di lacrime e sangue. Ma ovviamente questo non lo dirà nessuno e, soprattutto, non lo farò mai nessuno.